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AIME Luigi (1921-1980)

AJME, P.Luigi, Sacerdote

Nacque il 2 luglio 1921 a Pinerolo, città che vide svolgersi le tappe principali della sua vita riportate qui di seguito: entrò in comunità nel 1937; fece la vestizione l’8 settembre 1937; emise la professione l’11 settembre 1938 e quella perpetua il 12 luglio 1942; fu ordinato sacerdote da Mons. Gaudenzio Binaschi, il 31 marzo 1945. Morì il 7 agosto 1980, all’età di 59 anni a Pinerolo, nel cui cimitero fu sepolto nella tomba della Congregazione.
Di intelligenza aperta, fu per diversi anni addetto all’insegnamento e alla direzione dei nostri studenti. Buon musicista e organista, curò molto la liturgia e lo svolgimento delle funzioni sacre. Si rese benemerito anche nell’ordinamento dell’archivio generale e nella raccolta di notizie storiche riguardanti la Congregazione.
E’ stato consultore generale, capitolare in diverse occasioni, superiore della comunità di Pinerolo, maestro dei novizi e prefetto dei chierici, redattore del Direttorio per la recita delle ore, redattore di Myriam. Egli fu “un vero certosino in casa, e un araldo apostolo fuori!”. P. Ajme esercitò il suo prezioso ministero nelle case di Rovereto e di Pinerolo, lavorò specialmente nelle case di formazione dove ha ricoperto l’importante ufficio di assistente dei chierici. Predicò parecchie missioni e corsi di esercizi spirituali a istituti, clero, suore e chierici… dappertutto fu molto apprezzato per la sua spiritualità e per la vasta cultura. Ma dove la sua figura di maestro, asceta e di Oblato venne maggiormente definendosi e imponendosi fu a Pinerolo. Stimato e amato dal Vescovo e da tutto il clero era di grande aiuto e sostegno; consigliere formidabile di tutti: Vescovo, sacerdoti, suore, chierici. Godeva di una larga e profonda simpatia tra tutti i ceti sociali. Lascia dietro di sé una scia di esempi luminosi ed edificanti. La Congregazione deve molto a lui, ed è difficile dire di quale virtù non sia stato esempio: d’una pietà schietta e profonda, tenera ed insieme forte, d’una pazienza inesauribile e inalterabile, d’una dolcezza che tutti attraeva e che gli conquistava simpatie ovunque egli andasse.
Amava tanto e faceva amare la liturgia e la musica gregoriana anche perché dotato di un raro talento musicale. Ammirevole il senso dell’umiltà e della pietà, del nascondimento, della ritiratezza. Preghiamo Dio che ci dia altri, molti uomini simili a lui.
P. Ezio Bergamo in L’Oblato, settembre 1980

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